LE VIE DEL BUDDHA



Stefano Sabelli

LE VIE DEL BUDDHA

il Ground Zero d’Oriente nella Valle degli uomini che pregano verso Occidente 

di Stefano Sabelli

musiche a cura di Jennà Romano 

 

edizione dedicata al 25ennale della distruzione dei Buddha di Bamiyan e delle Torri gemelle, a New York

Il racconto di un’esperienza unica vissuta in un frangente storico di straordinario impatto, a ridosso dell’11 settembre

dicembre 2001, tre mesi dopo l’attentato alle Twin Towers a New York, Stefano Sabelli partecipa con Vittorio Sgarbi, allora Sottosegretario ai Beni culturali, alla prima Missione del MIBACT in Afghanistan, promossa in sostegno del Governo Karzai, dopo la presunta liberazione dai talebani.

Al rientro in Italia, l'attore/regista molisano pubblica un Diario di quel Viaggio, MISSIONE A KABUL, edito da iBC, il Bene Comune.

Di quella Missione, pensata anche per censire i siti Unesco e i reperti culturali distrutti dai talebani, facevano parte oltre a 4 donne, lo scrittore Alain Elkan, l'inviato di Repubblica Attilio Bolzoni e l’archeologo Giovanni Verardi, professore dell’ISMEO che nell’occasione ritrovò al Museo archeologico di Kabul reperti di precedenti missioni archeologiche italiane, non distrutti dai talebani.

Il capitolo dedicato alla visita a Bamiyan, diventa un recital che racconta lo sgomento di quel primo gruppo di europei tornati nella Valle dei Grandi Buddha, dopo il 10 marzo 2001. 

In quella data - esattamente sei mesi prima dell’11 settembre e dell’attentato alle Torri gemelle – a Bamiyan, uno dei più straordinari siti archeologici mondiali, gli studenti coranici avevano fatto esplodere e per sempre distrutto i Grandi Budda della Montagna che, da Alessandro Magno in poi, avevano segnato il cammino di pellegrini e carovane sulla Via della Seta. 

Il racconto della rocambolesca visita in elicottero fatta dalla delegazione italiana in quella bellissima valle sull’Hindu-Kush, il 2 gennaio 2002, col compito di rendere testimonianza del vuoto e delle ferite inferte dai talebani al sito che accoglieva i grandi Buddha, è però anche il racconto di uno struggente incanto.

Quello di un occidentale che ama l’Oriente, le sue fedi e culture millenarie e che, pur denunciando paralleli e analogie fra la distruzione dei Buddha di Bamiyan e il tragico attentato alle Twin Towers, alla vista delle maestose nicchie vuote scavate nella Montagna di rossa arenaria, che fino a nove mesi prima custodivano le grandi statue d’epoca indo-sassanide, non riesce a non subire comunque la fascinazione di quel luogo, dove quelle statue erano state per millenni preservate.

Il cumulo di frammenti dei Buddha che giacciono informi ai piedi di quelli che ora paiono enormi e vuoti sarcofaghi verticali, ne evoca comunque la presenza. E forse, proprio la loro assenza e quella ferita inferta alla rossa arenaria, che ora segna a Bamiyan, in modo evidente il perimetro dei Buddha che furono, sembrano piuttosto un Vuoto che evoca un pieno da riempire con l’anima. 

Fra riflessioni ironiche, incantamenti e storie che nei secoli hanno raccontato quella straordinaria valle, da sempre abitata dal popolo Azara, LE VIE DEL BUDDHA, si fa testimone di un crogiuolo di civiltà che, sulla Via della Seta, si sono incrociate e rincorse a Bamiyan, patrimonio dell’Umanità, fino ai giorni nostri. 


Presentato in prima assoluta nel 2002, al Museo Orientale del Chiossone di Genova, da allora LE VIE DEL BUDDHA  è stato spesso ripreso per Festival in luoghi prestigiosi.

Il MART di Rovereto lo ha presentato sia in Estate che in autunno nel 2021, in occasione del Ventennale dell'11 settembre.

È stato inoltre ospite del Nurarcheo Festival in Sardegna, di Teatri di Pietra a Sutri, di Teatri di Vita a Bologna. 

ll 10 marzo 2026, a 25 anni esatti dalla distruzione, dei Buddha di Bamiyan, l'UNIVERSITÀ L'ORIENTALE di Napoli, ha voluto celbrarne il ricordo, nell'Aula Magna dell'Università, con la prima di questa nuova edizione, pensata anche in ricordo dei 2 Ground Zero, quello d'Oriente, a Bamyan, quello d'Occidente, a New York. 


NOTIZIE STORICHE e NOTE SULLA MESSA IN SCENA

 

La Missione del MIBACT, guidata da Vittorio Sgarbi, raggiunse l’Afghanistan a fine dicembre 2001 e vi restò fino alla prima decade di gennaio, 2002.

Composto anche da 4 donne, quello fu il primo gruppo di occidentali, a tornare nella Valle di Bamiyan dopo la liberazione dall’oppressione talebana, che allora si ritenne definitiva. Oggi sappiamo che non fu affatto così e che i talebani sono tornati a governare l’Afghanistan con la Sharia, la legge islamica.

Arrivata a Bamiyan in modo piuttosto rocambolesco, il 2 gennaio 2002, quella prima Missione culturale italiana, che aveva anche il compito di censire i siti Unesco distrutti dai talebani, si trovò di fronte la visione d'annientamento di uno dei più straordinari siti archeologici al Mondo.

La barbarie perpetrata, contro i Budda della montagna, dagli studenti coranici seguaci del Mullah Omar (il capo dei talebani che, come poi si seppe, fuggì in moto dalla cattura da parte del contingente americano di Enduring Freedom) aveva lasciato solo pochi frammenti di quelle magnifiche statue d’epoca indo-sassanide, d’ispirazione ellenistica. Straordinari tesori della Storia dell’Uomo, apparve evidente che i Buddha di Bamiyan erano persi per sempre, con le maestose nicchie scavate nella roccia che li custodivano, ridotte a vuoti sarcofagi verticali.

Pure quelle grandi Statue, fra le più imponenti dell’Antichità, per 1500 anni avevano segnato il cammino e i commerci delle carovane sulla Via della Seta.

Anche a Kabul, al Museo Archeologico, i talebani avevano distrutto antiche opere d’arte, ma certo quanto perpetrato con i Buddha di Bamiyan, il 10 marzo 2001, segnò con evidenza una tragica volontà e da allora, la distruzione di siti archeologici, simboli di Cultura universale, ha sempre più segnato, nel III Millennio, la criminale propaganda dei fondamentalismi. In Afhanistan, come nella Siria violata dall'Isis, o nell'Africa sub sahariana.

È uno dei temi principali trattato da LE VIE DEL BUDDHA, la cui messa in scena è arricchita da proiezioni di foto scattate in Afghanistan dallo stesso Stefano Sabelli.

La nuova edizione dello spettacolo, ripresa per il venticinquennale dei due Ground Zero, quello d’Oriente, del 10 marzo 2001, e quello d’Occidente, del 11 settembre dello stesso anno, si avvale di musiche originali composte e suonate dal vivo da Jennà Romano, bravissimo musicista e autore napoletano. Un contributo che rende ancor più vivo, emozionante ed epico il racconto che segnò l’arrivo della delegazione italiana a Bamiyan, a bordo di un elicottero d’epoca sovietica, malmesso ed insicuro. 

La narrazione de LE VIE DEL BUDDHA si sviluppa in tempo reale in uno dei più pericolosi teatri di guerra dell'epoca e testimonia l'incantamento di un artista occidentale, affascinato dall’Oriente, dai panorami mozzafiato dell’Hindukush e da quella magnifica valle che in Afghanistan si estende maestosa a 4.000 metri d’altezza e che, nonostante tutto, è ancora custode di straordinarie culture millenarie.

Fra riflessioni ironiche, incantamenti e rimandi alle molteplici fedi dell’Uomo e alle storie che hanno attraversato quella straordinaria valle patrimonio dell’Umanità, Stefano Sabelli rivive il suo viaggio diventando testimone di un crogiuolo di civiltà e costumi che, su La Via della Seta, da Alessandro Magno in poi, si sono incrociate e rincorse, a Bamiyan, fino ai giorni nostri.

Lo straniamento provato davanti alle enormi nicchie, prive dei loro Buddha, come pure davanti a pacifici uomini di fede - sempre ingenuamente immaginati a Oriente e che invece lì, a Bamiyan, pregano al tramonto, verso la Mecca, rivolgendosi a Occidente, dove noi ci pensiamo - diventano anche e soprattutto il racconto e la testimonianza di un orrore. 

Quello ancora impresso negli occhi di un giovane Azara, per il genocidio perpetrato dai talebani nei confronti di uomini, donne e bambini del suo popolo.

Discendenti dei cavalieri mongoli di Gengis Kahn, gli Azara, custodi dei Grandi Buddha della Montagna, hanno sempre vissuto nella valle di Bamiyan. Accogliendo con smaglianti sorrisi e costumi colorati chiunque arrivasse nella loro Valle, fino all’arrivo dei Taliban, sono stati i pacifici testimoni de… Le vie del Buddha.  

Soprattutto a loro e alle vittime di tutti i fondamentalismi, lo spettacolo è dedicato.

LINK VIDEO:   https://www.facebook.com/parcomilvioroma/videos/146142377645615/


- STEFANO SABELLI – 

attore, autore, regista, scenografodocente di arti scenichedirettore artistico e manager culturaleHa scritto, diretto, interpretato opere di teatro, film, canzoni; creato scenografie, mosaici e architetture permanenti.

Ha prodotto molti dei più innovativi eventi culturali molisani, fondando TM, coop titolare di Teatro e Compagnia del Loto, unica Impresa di Produzione molisana riconosciuta dal MiC, dal 2015

Nato a Campobasso, dopo Liceo e Studi di Conservatorio si traferisce a Roma dove si Laurea presso l’Accademia Naz. d’Arte Drammatica S.D’Amico, con maestri Orazio Costa, Andrea Camilleri, Marise Flash.

Nell’81 si traferisce a L.A. CAL per approfondire il Metodo al Lee Strasberg Theatre Institute

Profondo conoscitore del tessuto socio culturale di Molise e Abbruzzo, all’attività artistica, affianca quella di manager e imprenditore culturale

Dal 1994 al 2007, dirige il Teatro Savoia di Campobasso, strappandolo dall’oblio e rilanciandovi lo Spettacolo dal vivo

Nel 2007 inaugura a Ferrazzano (CB), un Teatro, il LOTO, realizzato con fondi POR, progettando lui medesimo la trasformazione di un’ex Casa canonica in un nuovo Teatro, esempio unico di fusione di architetture sceniche orientali e occidentali. Considerato da molti operatori e riviste specializzate il più bel piccolo teatro d’Italia, il LOTO a giugno 22 è premiato dal MiC, come 3° classificato al Premio Art Bonus 2021, su oltre 350 progetti nazionali

Compie lunghi viaggi e come esperto di Teatro partecipa alla prima Missione del MIBACT in Afghanistan, nel 2001, subito dopo l’11 settembre, per censire i siti Unesco distrutti dai talebani e riaprile l’ambasciata di Kabul. Scrive un reportage dalla Valle di Bamyan, da cui trae un recital

La lunga esperienza artistica e d’impresa nel campo dello spettacolo, gli incarichi assunti nella direzione di stagioni, rassegne, festival e istituzioni; la gestione innovativa, del Teatro del Loto e delle sue molte Stagioni, oltre alle Direzioni artistiche del Teatro Rossetti a Vasto (incluso la XX ed. del Vasto Film Fest) e del Fulviodi Guglionesi; l’attività didattica presso il Conservatorio di Lecce e la SPAS del Loto, quella autorale e di opinionista di dibattiti culturali, gli hanno permesso di maturare competenze lavorative e istituzionali, consentendogli di occuparsi con successo di: interpretazione e regiaideazione, progettazione artistica; organizzazione di eventi, pubblici e privati e gestione amministrativa degli stessi; gestione di strategie di produzione, promozione, comunicazione e marketing, con ricerca e attivazione di partnership e sponsor, pubblici e privati

Dedito al rilancio territoriale e culturale di aree disagiate e alla qualità di sperimentazione delle proposte artistiche, l’insieme di esperienze e attività svolte nell’arco di quarant’anni, lo qualificano artista e imprenditore di cultura, attento tanto ai nuovi linguaggi, quanto ai bilanci e al management

 




Genere
TEATRO Contemporaneo di
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